La programmazione di JAZ LE, a cura di DODICILUNE e FOCUS, riprende
con un concerto d'eccezione, senza dubbio l'evento jazz dell'anno.
In pochissimi anni il pianismo di Brad Mehldau ha raggiunto le vette
più alte del panorama jazz mondiale, con una vertiginosa ascesa
non affatto casuale. Mehldau ha conquistato un'aura di sacralità
non dissimile da quella, ieratica in ogni sua manifestazione, che
il solo Keith Jarrett ha saputo generare nell'immaginario e nelle
aspettative di tutti gli appassionati della musica, intesa tout court,
nella sua accezione più ampia. Mehldau suona per tutto il tempo
con gli occhi chiusi e la testa china, come un uccello notturno, raggiungendo
il subconscio e facendo letteralmente rivivere le più intime
melodie: egli raggiunge, ha affermato il Time Magazine, una risonanza
spirituale, e un'estasi travolgente. Inoltre il suo Trio (con Larry
Grenadier al contrabbasso e José Rossy alla batteria) é
una formazione stabile, che arricchisce ad ogni esibizione l'interplay
e le sinergie creative, combinando complessità armoniche alla
semplicità quasi infantile delle melodie, vincendo sin dal
1998 il premio della più autorevole rivista americana di jazz,
Downbeat, quale miglior gruppo acustico, e guadagnando una nomination
per il Grammy, oltre ad altri numerosissimi riconoscimenti. Brad Mehldau,
come molti suoi contemporanei (ha solo 32 anni), ha iniziato la sua
carriera con studi classici e quindi con un intenso training tecnico.
La sua prima importante uscita sulla scena mondiale é stata
con il gruppo dell'altro enfant prodige, Joshua Redman. La prima uscita
discografica a suo nome, Introducing Brad Mehldau, del 1995, rivela
un pianismo originalissimo, dalle linee ellittiche, dalle figure ritmiche
volatili, e dalle inaspettate fiammate di colori e dissonanze. Il
suo secondo CD, The Art of the Trio, volume 1, immediatamente acclamato
dalla critica, inaugura una serie di registrazioni, arrivate al volume
4 (con due registrazioni live al Village Vanguard di N.Y.), che emozionano
l'ascoltatore tra melodie struggenti e un romanticismo estatico, e
consacrano Mehldau quale pianista di riferimento assoluto. Nel 1999
pubblica Elegiac Cycle, un incredibile monologo pianistico di composizioni
originali, indefinibili e di estrema ricchezza espressiva, nove misteriose
elegie classiche, "emozionalmente complesse" (come le ha definite
il Times). Le composizioni originali di Brad Mehldau risentono dell'influenza
dei suoi studi classici, e, particolarmente, di quelli di contrappunto.
E lo stesso Mehldau non esita a indicare, quali principali influenze
compositive, soprattutto Brahms, ma anche Schumann, Beethoven e Schubert.
Il suo modo di suonare scava in ogni parte della storia del jazz,
ma cerca anche gli angoli più reconditi della musica contemporanea
del 20° secolo, non escluso il rock d'autore. Lo straordinario
bagaglio di esperienze di Mehldau si é arricchito, negli ultimi
anni, di tre importanti collaborazioni nel cinema, per la colonna
sonora di "Mezzanotte nel giardino del bene e del male", di Clint
Eastwood, e, soprattutto, per quelle di "Eyes wide shut",
di Kubrick, e di "The Million Dollar Hotel" di Wim Wenders,
con un cast stellare (tra gli altri, Bono degli U2 e Brian Eno). Il
BRAD MEHLDAU Trio éper la prima volta a Lecce, prima italiana
della sua tourneé.