Le
opere di Domenico Modugno continuano a significare molto ed a suscitare
stimoli e sfide. Come in questo CD in cui nella rilettura di alcune
tra le più celebri canzoni di Modugno si percepisce un'ambizione audacissima:
proporre brani ormai assimilati dagli ascoltatori, sempre moltissimi
(tale ne è la continuata vitalità), traendone però suggestioni e divaricazioni
espressive spesso radicali addirittura. Qui il gioco mi sembra perfettamente
riuscito negli ammiccamenti tra le familiari melodie e le loro prismatiche
trasposizioni, tanto più saporose in quanto affidate ad un brillantissimo
manipolo di ardimentosi virtuosi capitanati da un Bruno Tommaso direttore
e regista di un'operazione palesemente vissuta con gusto e complicità
dall'intero ensemble. E tra gli strumenti la voce canta con versatile
ambivalenza le celebri melodie conservando la stimmung primigenia,
ma coniugandola organicamente con le nuove scenografie armoniche e
strumentali. Si va allora dalla mediterraneità di Amara terra al colore
brasiliano dell'immaginoso Notte chiara sognato tra samba e bossanova.
In Resta cu' me pare di intraudire nell'esordio quasi un riferimento
ai corali della stravinskiana Histoire du soldat, così come nella
successiva O' cafè le armonie stravaganti e dure e gli equivoci tonali
fanno pensare in qualche modo a certe sortite di Darius Milhaud ed
Arthur Honegger quando alludono alla musica sudamericana o afferiscono
al popolaresco - e qui, come allora, con esiti " croccanti " e significativi.
Ma accanto alle stravaganze ed alle strizzatine d'occhio ( o, meglio,
d'orecchio ) c'è posto anche per il sentimento intimo, tutto giocato
sulle confidenze tra pianoforte e voce in un Tu si' na cosa grande
tutto da delibare; così come è difficile non farsi prendere dal tono
di ballata di epicità dimessa e tenera di Cavaddu cecu de la miniera
o dal trascolorare di Canto d'ammuri con la voce che sullo sfondo
strumentale - quasi un panorama di suono - pare intraprendere un viaggio
tra memoria ed interiorità. Dopo un Musetto meno frivolo del consueto
in virtù di un contrappunto intrigante dalle esplicite inflessioni
brasiliane, la conclusione si fa singolare e frizzante con un Io,
mammete e tu in cui i toni sarcastici e grotteschi, à la manière di
Kurt Weill, sono davvero assai gustosi e coinvolgenti. Questo è un
lavoro che sarebbe sicuramente piaciuto ad un artista dalla poetica
tanto vivace e moderna come Domenico Modugno, che sarebbe stato sorpreso
e certo compiaciuto di notare quanto potessero le sue belle canzoni
ancora suggerire e dettare ad altri artisti capaci di osare senza
remore o preclusioni estetiche.